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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

La Battaglia del Grano: quando il Sud divenne la mangiatoia del Nord

di Mario Garofalo  C’è una strana nostalgia che ogni tanto riaffiora nei salotti buoni e nelle destre da tastiera: quella per la "bonifica", per le "città di fondazione", per quel tempo in cui l'Italia, si dice, era il granaio d'Europa. Ma se grattiamo via la vernice dell’Istituto Luce, quello che resta sotto è il solito, vecchio schema: il Mezzogiorno usato come una colonia interna, sacrificato sull'altare di un’autarchia che serviva a riempire le pance del Nord e le tasche dei latifondisti. Il ritorno al latifondo (con la benedizione del regime) La "Battaglia del Grano" non fu un’operazione economica, fu un’operazione di polizia sociale. Prima del fascismo, il Sud stava faticosamente cercando una via verso le colture specializzate: agrumi, vite, mandorli. Roba che richiedeva intelligenza, mercati aperti, innovazione. Il regime disse: "No. Dovete fare grano". Perché? Semplice. Il grano è la coltura del latifondo estensivo . Non serve...

Il 25 aprile e il Sud: una liberazione incompiuta

  Di Mario Garofalo  Il 25 aprile è una data che, nel discorso pubblico italiano, tende spesso a diventare un simbolo compatto: la liberazione dal fascismo, la nascita della democrazia, la fine di un’epoca buia. Spostando lo sguardo verso il Mezzogiorno, quella stessa data si apre e si incrina. La liberazione qui coincide solo in parte con una trasformazione profonda della vita sociale. La fine del fascismo segna una cesura politica fondamentale: cade il regime, cambia lo Stato, si apre la stagione repubblicana. La domanda decisiva riguarda la portata reale di questa svolta nelle condizioni di vita delle classi popolari meridionali. La risposta resta ambivalente. Una liberazione che arriva in modo diseguale Nel Mezzogiorno del dopoguerra la fine del fascismo apre una fase nuova sul piano istituzionale. Le strutture sociali profonde restano però segnate da disuguaglianze, dipendenza economica e fragilità produttiva. Le istituzioni cambiano, i rapporti di forza sociali seguono t...

Il vento antico di Licusati: storia di un’autonomia negata

Nel Sud le storie non scorrono mai dritte: si attorcigliano, si fermano, riprendono fiato e poi tornano a farsi sentire, come un vento antico che non smette di passare tra le case e le coscienze. Ci sono vicende che sembrano piccole, quasi invisibili, eppure custodiscono un significato più grande di quanto appaia, perché parlano di comunità, di identità, di appartenenza negata e mai del tutto dimenticata. ControSud si muove dentro questa materia viva e irregolare, lontano dalle semplificazioni e dalle narrazioni comode. Qui il racconto è tutt’altro che neutro: è radicato, partecipe, spesso inquieto. È il tentativo di restituire dignità a quelle storie che la storia ufficiale ha ridotto a margine, e che continuano a vivere nella memoria collettiva, nelle parole tramandate, nei silenzi ostinati. La vicenda di Licusati si inserisce proprio in questo solco. Un piccolo centro che perde la propria autonomia per decreto e che, finita la stagione della dittatura, prova a riappropriarsi della p...

Il sogno ha un indirizzo: Fabrizio Scrivano e la geografia del possibile

Di Mario Garofalo  Il sogno, in Italia, ha una geografia precisa. Cambia forma a seconda di dove nasci. Al Sud costa di più. La storia di Fabrizio Scrivano serve a questo: togliere retorica e lasciare i fatti. Calabria, tredici anni, una chitarra, lezioni private con Bruno Marrazzo. Studio, disciplina, passione. Tutto quello che serve, sulla carta. Poi arriva la realtà. Suonare presto, suonare tanto, suonare ovunque. Gruppi locali, si dimostrano infiniti, piccoli palchi. La givetta esiste davvero. Al Sud dura di più. Spesso porta lontano meno. Il punto arriva sempre lì: il contesto. Il talento nasce ovunque. Le occasioni si concentrano altrove. Senza reti, senza struttura, senza industria, ogni passo richiede uno sforzo doppio. Restaurare significa adattarsi. Partire significa ricominciare. Fabrizioparte. Roma diventa passaggio necessario. Nuovi musicisti, nuove band, nuove possibilità. Il talento trova finalmente un ecosistema. Nel 2002 entra nei circuiti delle cover band e dei tr...

L’Aquila, una ferita che parla all’Italia dimenticata

  di Mario Garofalo Oggi, 6 aprile, su ControSud vogliamo ascoltare la voce di L’Aquila, perché quella voce attraversa l’Italia intera e parla anche a chi vive nel Mezzogiorno, nelle aree interne dimenticate, nei territori trattati come margini del Paese. La ferita dell’Aquila riguarda tutti noi, riguarda un’Italia che si commuove subito e agisce troppo tardi, un’Italia che celebra l’emergenza e trascura la prevenzione, un’Italia che chiede resilienza ai cittadini mentre la politica si attarda nei palazzi. Il terremoto del 2009 ha strappato vite, case, quartieri, identità collettive. E ciò che è accaduto dopo ha reso evidente un Paese che segue il passo della burocrazia invece di quello delle comunità. Quartieri lasciati in sospeso per anni, servizi essenziali ripristinati con un ritmo esasperante, giovani costretti a partire perché il futuro richiede risposte immediate e serie. La forza degli aquilani è stata enorme, trasformata troppo spesso in un alibi per chi avrebbe dovuto ...

Molise, tragedia annunciata di un Paese che abbandona il territorio

di Mario Garofalo Ancora una volta il Sud viene travolto dall'acqua, dal fango, dalla paura. Ancora una volta si parla di emergenza, di evento eccezionale, di fatalità. Chi vive e conosce questi territori sa bene che nulla è imprevedibile in ciò che sta accadendo in Molise. Le immagini che arrivano da questi giorni sono soltanto il racconto di una calamità naturale: sono la fotografia di un Paese che ha scelto di abbandonare intere aree alla marginalità, di considerare il territorio un costo anziché una ricchezza da proteggere. Il dissesto idrogeologico nasce da decenni di incuria, di tagli, di privatizzazioni, di politiche miopi. La crisi climatica, che qualcuno continua a negare oa ridimensionare, rende questi eventi sempre più frequenti e violenti. Il punto resta un altro: perché ogni volta arriviamo impreparati? Perché si interviene solo dopo, contando i danni e promettendo risorse che spesso arrivano oppure giungono troppo tardi? Il Mezzogiorno, e il Molise in particolare, pag...