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Molise, tragedia annunciata di un Paese che abbandona il territorio


di Mario Garofalo

Ancora una volta il Sud viene travolto dall'acqua, dal fango, dalla paura. Ancora una volta si parla di emergenza, di evento eccezionale, di fatalità. Chi vive e conosce questi territori sa bene che nulla è imprevedibile in ciò che sta accadendo in Molise.

Le immagini che arrivano da questi giorni sono soltanto il racconto di una calamità naturale: sono la fotografia di un Paese che ha scelto di abbandonare intere aree alla marginalità, di considerare il territorio un costo anziché una ricchezza da proteggere. Il dissesto idrogeologico nasce da decenni di incuria, di tagli, di privatizzazioni, di politiche miopi.

La crisi climatica, che qualcuno continua a negare oa ridimensionare, rende questi eventi sempre più frequenti e violenti. Il punto resta un altro: perché ogni volta arriviamo impreparati? Perché si interviene solo dopo, contando i danni e promettendo risorse che spesso arrivano oppure giungono troppo tardi?

Il Mezzogiorno, e il Molise in particolare, paga un prezzo altissimo. Qui la fragilità del territorio si somma alla fragilità sociale: spopolamento, disoccupazione, servizi ridotti all'osso. Quando arriva l'acqua, porta via strade e case, insieme a quel poco che resta di una comunità già messa in difficoltà.

Noi diciamo che è tempo di cambiare paradigma. Servire un grande piano pubblico di messa in sicurezza del territorio, un investimento strutturale e permanente che mette al centro la prevenzione. Le dichiarazioni di stato di emergenza risultano insufficienti: servono politiche ordinarie che impediscono alle emergenze di ripetersi.

Bisogna tornare a una gestione pubblica e partecipata dei beni comuni, a partire dall'acqua e dal suolo. Occorre fermare il consumo di territorio, investire nella manutenzione, valorizzare il lavoro legato alla cura dell'ambiente. Questo significa anche creare occupazione stabile e utile, soprattutto per i giovani che oggi sono costretti a partire.

E poi c'è una questione politica che resta centrale: il Sud continua a essere trattato come una periferia sacrificabile. Ogni volta che accade una tragedia si moltiplicano le passerelle, le promesse, le parole. Senza un cambiamento radicale nelle priorità, tutto resta uguale.

La solidarietà alle popolazioni colpite è doverosa e necessaria. La vera solidarietà si misura nella capacità di evitare che queste tragedie si ripetano. Questo dipende da scelte precise: investire nel pubblico, nella prevenzione, nella giustizia ambientale e sociale.

Il Molise oggi è un simbolo. Sta a noi decidere se continuare a considerarlo un problema marginale oppure riconoscerlo per ciò che è: un pezzo di Paese che chiede dignità, sicurezza e futuro.

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