Passa ai contenuti principali

Bossi e la pedagogia della divisione: egemonia, Sud e responsabilità nazionale

 

La morte di Umberto Bossi interviene come cesura simbolica dentro una lunga stagione nella quale la divisione territoriale viene elevata a principio di lettura del Paese e strumento di organizzazione del consenso. In questa vicenda si riconosce una funzione politica precisa: la trasformazione di una frattura storica in dispositivo ideologico capace di orientare il senso comune.

La contrapposizione tra Nord e Sud prende forma come costruzione egemonica. Il Nord viene assunto come misura della produttività e della virtù civile; il Sud viene rappresentato come ritardo, come peso, come anomalia. In tale schema si produce una gerarchia che appare naturale e inevitabile, mentre essa nasce da un’operazione culturale e politica. La semplificazione diventa forza materiale, organizza percezioni, stabilisce appartenenze, legittima disuguaglianze.

Questa rappresentazione svolge una funzione determinata: sposta il conflitto reale, lo riorganizza, lo rende compatibile con un assetto di potere. La questione meridionale viene così sottratta alla sua dimensione storica e nazionale e trasformata in colpa territoriale. Il Sud diventa oggetto di giudizio invece che soggetto di storia. In questo passaggio si compie una pedagogia della divisione che educa alla distanza, costruisce diffidenza, consolida una geografia morale del Paese.

La leadership di Bossi si inscrive pienamente in questo processo. Essa si fonda sulla capacità di tradurre percezioni diffuse in linguaggio politico coerente, di offrire una narrazione semplice e mobilitante, di costruire un blocco sociale attraverso l’individuazione di un antagonista interno. In tale operazione si realizza una direzione culturale che precede e sostiene quella politica, rendendo stabile una visione del mondo.

La storia concreta dell’Italia mostra una realtà differente. Il lavoro meridionale nelle fabbriche del Nord, la circolazione delle competenze, l’intreccio delle vite lungo tutta la penisola costruiscono una trama unitaria che contraddice la rappresentazione della separazione. Il processo di sviluppo si alimenta attraverso queste interdipendenze; la loro rimozione costituisce un atto politico funzionale al mantenimento della gerarchia.

La scomparsa di Bossi lascia aperto il problema delle strutture culturali che ne hanno sostenuto l’ascesa. Il senso comune formato in quella stagione continua ad agire, si riproduce nei linguaggi, nei media, nelle pratiche quotidiane. La permanenza di tali elementi indica che la questione investe l’intero assetto della cultura nazionale e richiede un intervento che operi su questo terreno.

Il nodo centrale consiste nella costruzione di una nuova egemonia. Ciò implica una critica radicale della narrazione che ha trasformato la questione meridionale in stigma e una rielaborazione capace di restituirle la sua natura storica e politica. Il Sud emerge come parte costitutiva della contraddizione nazionale, come elemento che interroga l’intero Paese e le sue classi dirigenti.

La morte di Bossi assume, in questa prospettiva, il significato di un passaggio dentro un conflitto ancora aperto. Da un lato, l’eredità di una pedagogia della divisione che continua a produrre effetti; dall’altro, la possibilità di una trasformazione che agisca sul terreno del senso comune e ridefinisca i termini dell’unità nazionale. In questo spazio si misura una responsabilità collettiva: costruire una visione nella quale la giustizia territoriale diventa principio fondante della convivenza politica.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Niscemi come simbolo del Sud dimenticato: PNRR inesistente, dissesto idrogeologico e razzismo di Stato

Di Natale Cucccursse  Presidente del Partito del Sud  Niscemi, come in una tempesta perfetta, si sono sommati più fattori, paradigmatici della situazione orwelliana che stiamo vivendo in Italia, alla base della tragedia in corso.  Il primo fattore, come sto scrivendo ormai da anni a proposito della “truffa del PNRR”, è che in Italia, dal 2001 al 2021, i dipendenti comunali grazie alla spending review sono diminuiti da 450.000 a 320.000, un calo avvenuto, grazie alla propaganda leghista, in larga parte nel Mezzogiorno dove i comuni non hanno più personale per servizi essenziali e mancano i tecnici per il PNRR.  Quindi in molti Comuni, puoi stanziare o proporre bandi di milioni o anche di miliardi di euro come si favoleggia in queste ore, ma se non si hanno i tecnici per seguire l'iter dei bandi i soldi restano solo sulla carta. La situazione è stata parzialmente corretta per i piccoli comuni rivolgendosi a professionisti esterni (tecnici privati), ma non basta. Infatt...

Il 17 ottobre 1860, il popolo del Sannio disse “no” all’Italia che nasceva

La storia che non si insegna di Mario Garofalo Succede, ogni tanto, che la storia vera affiori. Quella sporca, disordinata, che non entra nei libri di scuola. Succede, ma non deve. Perché dà fastidio. E allora la si ricopre di polvere, di silenzio, di bugie. Ma la verità, anche se la seppellisci, ha radici grosse: prima o poi spacca la terra. Ottobre 1860: il Sud che non aspettava nessuno Siamo nel 1860, a ottobre, nelle terre alte del Sannio: Pettorano, Carpinone, Isernia. Paesi senza teatro dell'opera, ma con una dignità che fa tremare le montagne. I garibaldini ci arrivano baldanzosi, convinti di essere accolti come liberatori. Avevano letto i giornali, credevano ai proclami. Pensavano che il Sud aspettasse Garibaldi come il Messia. Ma il Sud non aspetta nessuno. E quel giorno lo disse a voce alta. Non ci fu la folla in festa. Non ci furono inni. Non c'era pane e sale, ma sassi e proiettili. Chi erano davvero i “briganti”? Francesco Nullo — nome da piazza, da statu...

Il brigante come soggetto subalterno: genealogia di una insorgenza contadina e critica della nazione

Di Mario Garofalo  "Quando gli ultimi si muovono, talvolta lo fanno per riformare l'ordine: spesso tentano, con la sola forza che hanno, di rovesciarlo". Nel discorso storico dominante sulla formazione dello Stato italiano, il Mezzogiorno appare spesso come una zavorra, un'appendice refrattaria al progresso, oppure come terreno di devianza e arretratezza. All'interno di questa narrazione coloniale, il fenomeno del brigantaggio è stato archiviato nella categoria rassicurante e criminalizzante del “disordine”. Eppure, nella polvere sollevata dai passi dei contadini armati si coglie qualcosa di diverso rispetto al semplice eco del caos: emerge il profilo frammentario e radicale di una soggettività subalternativa che insorge. Il brigante appare tutt'altro che un'anomalia nel racconto nazionale, costituendo piuttosto il suo specchio deformante: rivela la violenza originaria della modernità unificatrice, costruita attraverso espropriazione, annientamento e rimoz...