Passa ai contenuti principali

I nonni in valigia: un problema di struttura nazionale

 

Di Mario Garofalo 

Il Mezzogiorno vive una stagione che richiede parole sobrie e analisi rigorose. Per anni si è osservata la partenza dei giovani laureati; oggi si registra un fatto ulteriore: partono anche i genitori, talvolta i nonni, per ricongiungersi ai figli stabiliti altrove. Quando l’emigrazione coinvolge l’intero nucleo familiare, si entra in una fase nuova della questione meridionale.

I dati forniti da SVIMEZ e Save the Children indicano centinaia di migliaia di laureati trasferitisi dal Sud verso il Nord o verso l’estero negli ultimi vent’anni. A questa fuoriuscita di capitale umano si accompagna ora lo spostamento degli anziani. Il risultato appare evidente: riduzione della popolazione attiva, contrazione della domanda interna, impoverimento del tessuto sociale.

La questione meridionale contemporanea presenta caratteri diversi rispetto al passato. Un tempo si parlava di arretratezza agricola; oggi si tratta di squilibri nella distribuzione degli investimenti pubblici, nella qualità dei servizi, nell’accesso alle reti infrastrutturali. Dove lo Stato investe in modo stabile, si genera sviluppo; dove l’intervento resta episodico, si consolida dipendenza.

L’emigrazione segue una logica elementare: il lavoro stabile e retribuito in misura adeguata attrae competenze; l’incertezza le respinge. Il giovane qualificato si dirige verso contesti che offrono prospettive; il genitore lo segue; il paese d’origine si svuota. Tale dinamica risponde a condizioni materiali, non a carenze morali.

Occorre dunque affrontare il problema con metodo. Servono investimenti proporzionati alla popolazione, infrastrutture efficienti, scuole e università capaci di dialogare con il sistema produttivo, amministrazioni trasparenti sottoposte a controllo rigoroso. Senza questi presupposti, ogni discorso sul radicamento resta astratto.

Il Mezzogiorno possiede risorse umane di valore; ciò che difetta è un quadro istituzionale che consenta a tali energie di operare sul territorio. La nuova questione meridionale riguarda l’eguaglianza effettiva tra cittadini della stessa nazione. Quando tale eguaglianza si realizzerà nei fatti, la valigia cesserà di rappresentare l’orizzonte naturale di intere generazioni.

Commenti

Post popolari in questo blog

Niscemi come simbolo del Sud dimenticato: PNRR inesistente, dissesto idrogeologico e razzismo di Stato

Di Natale Cucccursse  Presidente del Partito del Sud  Niscemi, come in una tempesta perfetta, si sono sommati più fattori, paradigmatici della situazione orwelliana che stiamo vivendo in Italia, alla base della tragedia in corso.  Il primo fattore, come sto scrivendo ormai da anni a proposito della “truffa del PNRR”, è che in Italia, dal 2001 al 2021, i dipendenti comunali grazie alla spending review sono diminuiti da 450.000 a 320.000, un calo avvenuto, grazie alla propaganda leghista, in larga parte nel Mezzogiorno dove i comuni non hanno più personale per servizi essenziali e mancano i tecnici per il PNRR.  Quindi in molti Comuni, puoi stanziare o proporre bandi di milioni o anche di miliardi di euro come si favoleggia in queste ore, ma se non si hanno i tecnici per seguire l'iter dei bandi i soldi restano solo sulla carta. La situazione è stata parzialmente corretta per i piccoli comuni rivolgendosi a professionisti esterni (tecnici privati), ma non basta. Infatt...

Il 17 ottobre 1860, il popolo del Sannio disse “no” all’Italia che nasceva

La storia che non si insegna di Mario Garofalo Succede, ogni tanto, che la storia vera affiori. Quella sporca, disordinata, che non entra nei libri di scuola. Succede, ma non deve. Perché dà fastidio. E allora la si ricopre di polvere, di silenzio, di bugie. Ma la verità, anche se la seppellisci, ha radici grosse: prima o poi spacca la terra. Ottobre 1860: il Sud che non aspettava nessuno Siamo nel 1860, a ottobre, nelle terre alte del Sannio: Pettorano, Carpinone, Isernia. Paesi senza teatro dell'opera, ma con una dignità che fa tremare le montagne. I garibaldini ci arrivano baldanzosi, convinti di essere accolti come liberatori. Avevano letto i giornali, credevano ai proclami. Pensavano che il Sud aspettasse Garibaldi come il Messia. Ma il Sud non aspetta nessuno. E quel giorno lo disse a voce alta. Non ci fu la folla in festa. Non ci furono inni. Non c'era pane e sale, ma sassi e proiettili. Chi erano davvero i “briganti”? Francesco Nullo — nome da piazza, da statu...

Il brigante come soggetto subalterno: genealogia di una insorgenza contadina e critica della nazione

Di Mario Garofalo  "Quando gli ultimi si muovono, talvolta lo fanno per riformare l'ordine: spesso tentano, con la sola forza che hanno, di rovesciarlo". Nel discorso storico dominante sulla formazione dello Stato italiano, il Mezzogiorno appare spesso come una zavorra, un'appendice refrattaria al progresso, oppure come terreno di devianza e arretratezza. All'interno di questa narrazione coloniale, il fenomeno del brigantaggio è stato archiviato nella categoria rassicurante e criminalizzante del “disordine”. Eppure, nella polvere sollevata dai passi dei contadini armati si coglie qualcosa di diverso rispetto al semplice eco del caos: emerge il profilo frammentario e radicale di una soggettività subalternativa che insorge. Il brigante appare tutt'altro che un'anomalia nel racconto nazionale, costituendo piuttosto il suo specchio deformante: rivela la violenza originaria della modernità unificatrice, costruita attraverso espropriazione, annientamento e rimoz...