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Quaderni di lotta e di terra

  Di Mario Garofalo  Oggi voglio riflettere sulla condizione dei contadini meridionali nel periodo dell’unificazione d’Italia, e anche negli anni che la precedono, quando la promessa di libertà e di nazione attraversa le campagne come un vento lontano, percepito eppure incapace di trasformare davvero la vita quotidiana delle masse rurali. La questione da cui parto appare semplice soltanto in apparenza: quale risultato concreto ottiene un contadino povero occupando una terra incolta o mal coltivata, quando possiede soltanto le proprie braccia? Senza macchine, senza una casa vicino al lavoro, senza credito per attendere il raccolto, senza cooperative capaci di acquistare i prodotti o difenderne il prezzo, senza difesa contro l’usura che consuma lentamente ogni speranza. L’occupazione della terra, nella fase iniziale, produce comunque un effetto reale. Minimo sul piano materiale, potente sul piano simbolico. Nasce l’impressione di possedere finalmente un frammento di mondo. Si so...
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La boje: quando il Nord scoprì di avere un Sud

Di Mario Garofalo  Nel cuore settentrionale della penisola, dove la retorica nazionale celebrava prosperità e ordine, la realtà della Lombardia agricola mostrava una condizione molto distante da quella narrazione. Tra la fine del 1884 ei primi mesi del 1885, il Polesine e il Mantovano apparivano come un Sud interno: una terra fertile attraversata da miseria, malaria, salari compressi, lavoro stagionale e assenza di tutele. Le promesse dell'Italia unita si sgretolavano nei campi, dove migliaia di braccianti vivevano vite scandite dalla precarietà e da una dipendenza totale dai proprietari. In questo contesto si esplode un grido destinato a diventare simbolo: "La boje! De boto la va for a!". Un'espressione immediata, capace di condensare una diagnosi collettiva. La sofferenza aveva raggiunto l'ebollizione, la pazienza lasciava spazio alla forza politica. L'Italia liberale aveva unificato mercati, riorganizzato il capitale agrario, consolidato strutture amminis...

Oggi a Taranto: Incantesimo Meridionale – la magia del Sud come resistenza culturale

di Mario Garofalo Oggi a Taranto, tra le mura dell’Università della Libera Età, si svolgerà una lezione speciale di Antropologia filosofica: Incantesimo Meridionale – La magia del Sud in Ernesto de Martino. L’incontro esplora il sapere popolare come forma di resistenza e il ruolo centrale delle donne nella trasmissione della cultura. La magia, nelle sue espressioni più autentiche, appare come strumento attraverso cui chi vive oppressione affronta caos e miseria. La fattucchiera lucana, la maga-majara, emerge come soggetto di riscatto: dove la storia impone disordine, essa ricuce la trama della vita, ristabilisce equilibrio e restituisce presenza. Il sapere rituale si trasmette attraverso le mani delle donne. Legami affettivi, capelli “infetti” dal malocchio, abitini protettivi cuciti a mano: ogni gesto rituale protegge l’individuo e afferma diritto di esistere. La magia diventa cultura subalterna, tecnica di sopravvivenza e capacità di trasformare crisi in riscatto. La strega della Str...

I nonni in valigia: un problema di struttura nazionale

  Di Mario Garofalo  Il Mezzogiorno vive una stagione che richiede parole sobrie e analisi rigorose. Per anni si è osservata la partenza dei giovani laureati; oggi si registra un fatto ulteriore: partono anche i genitori, talvolta i nonni, per ricongiungersi ai figli stabiliti altrove. Quando l’emigrazione coinvolge l’intero nucleo familiare, si entra in una fase nuova della questione meridionale. I dati forniti da SVIMEZ e Save the Children indicano centinaia di migliaia di laureati trasferitisi dal Sud verso il Nord o verso l’estero negli ultimi vent’anni. A questa fuoriuscita di capitale umano si accompagna ora lo spostamento degli anziani. Il risultato appare evidente: riduzione della popolazione attiva, contrazione della domanda interna, impoverimento del tessuto sociale. La questione meridionale contemporanea presenta caratteri diversi rispetto al passato. Un tempo si parlava di arretratezza agricola; oggi si tratta di squilibri nella distribuzione degli investimenti pub...

Niscemi come simbolo del Sud dimenticato: PNRR inesistente, dissesto idrogeologico e razzismo di Stato

Di Natale Cucccursse  Presidente del Partito del Sud  Niscemi, come in una tempesta perfetta, si sono sommati più fattori, paradigmatici della situazione orwelliana che stiamo vivendo in Italia, alla base della tragedia in corso.  Il primo fattore, come sto scrivendo ormai da anni a proposito della “truffa del PNRR”, è che in Italia, dal 2001 al 2021, i dipendenti comunali grazie alla spending review sono diminuiti da 450.000 a 320.000, un calo avvenuto, grazie alla propaganda leghista, in larga parte nel Mezzogiorno dove i comuni non hanno più personale per servizi essenziali e mancano i tecnici per il PNRR.  Quindi in molti Comuni, puoi stanziare o proporre bandi di milioni o anche di miliardi di euro come si favoleggia in queste ore, ma se non si hanno i tecnici per seguire l'iter dei bandi i soldi restano solo sulla carta. La situazione è stata parzialmente corretta per i piccoli comuni rivolgendosi a professionisti esterni (tecnici privati), ma non basta. Infatt...

Il brigantaggio come rivolta di classe: l’interpretazione sociale di Giuseppe Govone

  Di Mario Garofalo  Sul brigantaggio si è scritto molto e si continua a scriverne ancora oggi. Tuttavia, per lungo tempo questo fenomeno è stato letto in modo profondamente riduttivo: come semplice criminalità diffusa oppure come tentativo reazionario di restaurazione borbonica. Entrambe queste interpretazioni risultano inadeguate e incapaci di cogliere la reale natura del problema. Il brigantaggio fu, prima di tutto, una rivolta sociale e di classe, radicata nelle condizioni materiali del Mezzogiorno postunitario. Già il termine stesso di “brigantaggio” rivela questa distorsione interpretativa. Si tratta infatti di una categoria di importazione, utilizzata inizialmente dai francesi e poi ripresa dall’amministrazione piemontese per indicare in modo indistinto fenomeni molto diversi tra loro: reati comuni, ribellioni contadine, rivolte sociali, difese armate del territorio. Una definizione volutamente semplificatoria e criminalizzante, utile a negare qualsiasi legittimità poli...

Qui Sud: cronaca di una tempesta annunciata

  Di Mario Garofalo  Qui Sud. Nulla a che fare con un bollettino meteo, è una radiografia politica. È arrivata la tempesta. Ha preso la Calabria, ha preso la Sicilia, e ha fatto quello che fa sempre: ha mostrato quanto valgono le nostre vite nella classifica nazionale delle priorità. Poco. Quasi niente. Una notizia di passaggio, due immagini drammatiche, poi via, si cambia canale. Il mare entra nelle case, le strade si spezzano, i treni si fermano. Ma tranquilli: non è un problema serio, succede al Sud. Qui le catastrofi sono tradizionali, come le feste patronali. Tornano ogni anno, sempre uguali, sempre più violente, sempre più ignorate. Ci raccontano che è colpa del clima, della pioggia, del vento. Mai colpa di chi ha lasciato le coste senza difese, le colline senza manutenzione, i paesi senza infrastrutture. Mai colpa di chi governa da lontano e considera questi territori un fastidio geografico, una spesa inutile, un serbatoio di voti quando serve e di silenzio quando convi...