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Niscemi come simbolo del Sud dimenticato: PNRR inesistente, dissesto idrogeologico e razzismo di Stato

Di Natale Cucccursse  Presidente del Partito del Sud  Niscemi, come in una tempesta perfetta, si sono sommati più fattori, paradigmatici della situazione orwelliana che stiamo vivendo in Italia, alla base della tragedia in corso.  Il primo fattore, come sto scrivendo ormai da anni a proposito della “truffa del PNRR”, è che in Italia, dal 2001 al 2021, i dipendenti comunali grazie alla spending review sono diminuiti da 450.000 a 320.000, un calo avvenuto, grazie alla propaganda leghista, in larga parte nel Mezzogiorno dove i comuni non hanno più personale per servizi essenziali e mancano i tecnici per il PNRR.  Quindi in molti Comuni, puoi stanziare o proporre bandi di milioni o anche di miliardi di euro come si favoleggia in queste ore, ma se non si hanno i tecnici per seguire l'iter dei bandi i soldi restano solo sulla carta. La situazione è stata parzialmente corretta per i piccoli comuni rivolgendosi a professionisti esterni (tecnici privati), ma non basta. Infatt...
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Il brigantaggio come rivolta di classe: l’interpretazione sociale di Giuseppe Govone

  Di Mario Garofalo  Sul brigantaggio si è scritto molto e si continua a scriverne ancora oggi. Tuttavia, per lungo tempo questo fenomeno è stato letto in modo profondamente riduttivo: come semplice criminalità diffusa oppure come tentativo reazionario di restaurazione borbonica. Entrambe queste interpretazioni risultano inadeguate e incapaci di cogliere la reale natura del problema. Il brigantaggio fu, prima di tutto, una rivolta sociale e di classe, radicata nelle condizioni materiali del Mezzogiorno postunitario. Già il termine stesso di “brigantaggio” rivela questa distorsione interpretativa. Si tratta infatti di una categoria di importazione, utilizzata inizialmente dai francesi e poi ripresa dall’amministrazione piemontese per indicare in modo indistinto fenomeni molto diversi tra loro: reati comuni, ribellioni contadine, rivolte sociali, difese armate del territorio. Una definizione volutamente semplificatoria e criminalizzante, utile a negare qualsiasi legittimità poli...

Qui Sud: cronaca di una tempesta annunciata

  Di Mario Garofalo  Qui Sud. Nulla a che fare con un bollettino meteo, è una radiografia politica. È arrivata la tempesta. Ha preso la Calabria, ha preso la Sicilia, e ha fatto quello che fa sempre: ha mostrato quanto valgono le nostre vite nella classifica nazionale delle priorità. Poco. Quasi niente. Una notizia di passaggio, due immagini drammatiche, poi via, si cambia canale. Il mare entra nelle case, le strade si spezzano, i treni si fermano. Ma tranquilli: non è un problema serio, succede al Sud. Qui le catastrofi sono tradizionali, come le feste patronali. Tornano ogni anno, sempre uguali, sempre più violente, sempre più ignorate. Ci raccontano che è colpa del clima, della pioggia, del vento. Mai colpa di chi ha lasciato le coste senza difese, le colline senza manutenzione, i paesi senza infrastrutture. Mai colpa di chi governa da lontano e considera questi territori un fastidio geografico, una spesa inutile, un serbatoio di voti quando serve e di silenzio quando convi...

Antonio Gramsci (1891–1937): contro gli scrittori salariati, ieri come oggi

di Mario Garofalo Se oggi Antonio Gramsci potesse ancora intervenire nel dibattito pubblico, difficilmente lo farebbe per celebrare una ricorrenza. La sua attenzione sarebbe rivolta piuttosto a smascherare una continuità storica. Le date appartengono ai rituali civili; il pensiero critico, nella sua prospettiva, appartiene alla lotta. E la lotta, nel Mezzogiorno d'Italia, risulta tuttora aperta. Nei Quaderni del carcere e negli scritti politici precedenti, Gramsci definì lo Stato italiano come una dittatura feroce, capace di mettere a ferro e fuoco il Sud e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare con il marchio di briganti. Tale giudizio derivava da una constatazione storica, priva di intenti provocatori. Il Risorgimento, nella sua analisi, appare come una conquista coloniale interna, condotta in nome della civiltà e realizzata attraverso i mezzi della guerra, piuttosto che come una redenzione nazionale. L...

LA SCUOLA COME FRONTIERA DEL DOMINIO

  Di Mario Garofalo  Quando il Sud viene raccontato, raramente viene spiegato; più spesso viene giudicato. La scuola diventa uno degli strumenti privilegiati di questa operazione: un luogo simbolico, riconosciuto da tutti, dove si può esercitare il potere senza nominarlo. Attraverso la narrazione della crisi educativa si costruisce un’accusa collettiva che assolve chi governa e condanna chi subisce. Il messaggio meridionale è chiaro: se la scuola fatica, la colpa è dei suoi lavoratori, della loro presunta inadeguatezza, di un deficit culturale che sembra naturale. In questa rappresentazione spariscono i tagli, le scelte politiche, la distribuzione diseguale delle risorse. Resta il carattere, trasformato in colpa, mentre la storia viene ignorata. Questa operazione segue una logica precisa: trasformare una questione strutturale in un problema morale permette di neutralizzare ogni conflitto. Se il Sud è inefficiente per natura, allora ogni intervento punitivo appare giustificato,...

Il ritorno dell’arroganza imperiale

di Mario Garofalo Ogni volta che il potere globale scricchiola, riaffiora il suo volto più sincero. Spariscono i discorsi sui diritti, evaporano le lezioni di democrazia, resta la forza nuda. È il riflesso automatico di un sistema che rifiuta perdere il controllo, soprattutto quando in gioco ci sono risorse, posizionamenti strategici e gerarchie geopolitiche. Il mondo occidentale attraversa una crisi profonda, economica prima ancora che politica. Come spesso accade nella storia degli imperi, la risposta evita l’autocritica e si concentra sull’esternalizzazione della violenza. I conflitti si combattono ai margini, nei Sud del pianeta, considerati ancora una volta territori disponibili, sacrificabili, negoziabili. In questo scenario, l’ipocrisia europea raggiunge livelli imbarazzanti. Governi che si proclamano paladini del diritto internazionale restano afoni quando l’aggressione proviene da attori non ufficiali. L’Italia, in particolare, conferma la propria irrilevanza politica, accetta...

Franco Valente e il Molise: riflessioni sulla cultura, la storia e il silenzio

  Di Mario Garofalo  Il Molise rappresenta un caso esemplare di ciò che accade quando la società sceglie la quiete del consenso, quando l’egemonia culturale si manifesta attraverso il silenzio, trasformando l’inconsistenza in normalità. Le persone sono belle, generose, e la loro energia trova pochi strumenti per svilupparsi e poche occasioni per misurarsi con la parola e con la ragione altrui. Franco Valente descrive con lucidità questa desolazione culturale come effetto di processi storici e politici concreti, dove l’assenza di dibattito rafforza l’arretratezza culturale. Chi possiede talento parte, chi costruisce dialogo e confronto cerca altrove opportunità di crescita. I giovani guardano oltre confini geografici e mentali; gli anziani scompaiono; gli studiosi rimasti restano isolati, con le loro capacità pronte a incidere sul tessuto sociale. I pochi che tentano di emergere affrontano resistenze strutturate, baronìe ridotte ed impermeabili, sistemi che accettano ciò che co...