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Tra violenza statale e resistenza subalterna: la masseria di San Chirico nel Mezzogiorno postunitario

di Mario Garofalo

Abstract

La vicenda della masseria di San Chirico, nel mezzogiorno postunitario, rappresenta un episodio paradigmatico di resistenza delle classi subalterne contro le imposizioni dello Stato unitario. Guidati da Cioffi, gli insorti contadini opposero alla forza militare una difesa fondata sia sull’azione armata sia su codici morali, memoria storica e solidarietà comunitaria. Il tradimento di Lupariello e la successiva repressione statale, con l’esposizione dei cadaveri degli insorti, evidenziano il tentativo dello Stato di costruire egemonia attraverso il terrore. Tuttavia, la comunità contadina mantenne strumenti di autonomia culturale e simbolica. La vicenda illumina le tensioni tra imposizioni dall’alto e soggettività popolare, configurandosi come conflitto militare, sociale e culturale nel Mezzogiorno postunitario.

Nel Mezzogiorno immediatamente successivo all’unificazione nazionale, la vicenda della masseria di San Chirico, presso Episcopio di Sarno, si colloca come esempio paradigmatico della tensione tra lo Stato unitario e le comunità contadine subalterne. Questa società, ancora profondamente contadina e radicata in tradizioni locali, reagiva alle imposizioni esterne attraverso una combinazione di resistenza militare e culturale, fondata su codici morali, memoria storica e solidarietà comunitaria.

La figura di Cioffi emerge come nodo simbolico di questa resistenza. Capo di una formazione armata contadina, egli incarnava la volontà collettiva di un popolo sottoposto a un processo di omologazione forzata. La sua azione militare risulta non soltanto opposizione alla forza statale, bensì manifestazione di una coscienza storica che difende codici di vita e valori propri della comunità subalterna. Il tradimento di Lupariello, che fornì informazioni agli assalitori piemontesi, mette in evidenza la frattura tra le logiche imposte dallo Stato e le norme interne della società popolare, e la punizione inflitta dalla comunità diventa espressione di un diritto popolare che resiste all’omologazione.

La repressione statale, culminata nell’esposizione dei cadaveri degli insorti nella piazza centrale di Sarno, testimonia un tentativo di costruire egemonia attraverso la paura. Questa “scenografia del terrore” mira a sottomettere la popolazione e a consolidare la forza del nuovo Stato. Tuttavia, la comunità contadina risponde secondo i propri codici, opponendo strumenti di autonomia simbolica e morale alla violenza materiale, dimostrando la vitalità e la resilienza della cultura subalterna.

La vicenda della masseria di San Chirico evidenzia che l’egemonia statale risulta parziale e incompleta. La cultura popolare manteneva spazi di autonomia, strumenti di controllo morale sul territorio e capacità di trasmettere memoria collettiva. La transizione postunitaria appare quindi come un conflitto che coinvolge sia la dimensione militare sia quella culturale e morale, tra imposizioni dall’alto e soggettività popolare radicata nelle tradizioni locali.

In definitiva, la figura di Cioffi e la resistenza degli insorti testimoniano la violenza storica subita dal Mezzogiorno e, allo stesso tempo, la capacità della popolazione di conservare una coscienza storica propria. La vicenda della masseria di San Chirico rappresenta così un caso esemplare di resistenza subalterna, in cui la memoria, la cultura e la morale comunitaria si oppongono all’omologazione statale, confermando la centralità della soggettività popolare nella comprensione della storia del Mezzogiorno postunitario.

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