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Franco Valente e il Molise: riflessioni sulla cultura, la storia e il silenzio

 

Di Mario Garofalo 

Il Molise rappresenta un caso esemplare di ciò che accade quando la società sceglie la quiete del consenso, quando l’egemonia culturale si manifesta attraverso il silenzio, trasformando l’inconsistenza in normalità. Le persone sono belle, generose, e la loro energia trova pochi strumenti per svilupparsi e poche occasioni per misurarsi con la parola e con la ragione altrui. Franco Valente descrive con lucidità questa desolazione culturale come effetto di processi storici e politici concreti, dove l’assenza di dibattito rafforza l’arretratezza culturale.

Chi possiede talento parte, chi costruisce dialogo e confronto cerca altrove opportunità di crescita. I giovani guardano oltre confini geografici e mentali; gli anziani scompaiono; gli studiosi rimasti restano isolati, con le loro capacità pronte a incidere sul tessuto sociale. I pochi che tentano di emergere affrontano resistenze strutturate, baronìe ridotte ed impermeabili, sistemi che accettano ciò che conferma lo status quo. In questo contesto, il pensiero critico assume carattere sovversivo per via del suo stesso esserci e del rifiuto del silenzio.

Valente trova il confronto nella storia, nei documenti, negli atti di chi nei secoli ha costruito e difeso il potere. Il silenzio che circonda le sue analisi rappresenta parte integrante della condizione denunciata: esso indica una società che considera normale l’assenza di discussione, trasformando la rinuncia al conflitto in norma sociale. Così come nei secoli passati il potere si consolidava attraverso la manipolazione dei documenti e la produzione di narrazioni, oggi il controllo della cultura si manifesta attraverso l’indifferenza e l’isolamento delle voci critiche.

La Donazione di Costantino costituisce il caso più evidente di tale meccanismo: documento che attribuiva al papa Silvestro la sovranità temporale sull’Impero Romano d’Occidente, considerato autentico fino al XV secolo. La sua storia dimostra come la cultura agisca come strumento di dominio, come la manipolazione di un documento possa creare effetti concreti e duraturi, stabilire poteri e condizionare la coscienza collettiva.

Valente propone una tesi originale e audace: Ambrogio Autperto, abate del monastero di San Vincenzo al Volturno, predispose la narrazione tra il 774 e il 778, anticipando la successiva falsificazione attribuita a Pseudo-Isidoro. Nei suoi scritti appare un racconto che conferisce al papa il potere spettante all’imperatore, indicando che la costruzione del potere si realizza attraverso strategie culturali e politiche, mediante la manipolazione dei simboli e delle testimonianze scritte.

Questa analisi supera la semplice ricostruzione storica e diventa atto politico. La cultura, quando tace, produce stagnazione, e l’assenza di dibattito genera sottomissione culturale. Il Molise appare desolato per la mancanza di coraggio a discutere, confrontarsi e assumere posizione.


Il testo integrale di Valente conferma queste osservazioni:

San Silvestro, Ambrogio Autperto e la falsa Donazione di Costantino

Nel Molise uno dei problemi più gravi è la sua inconsistenza. Ciò che manca a qualsiasi livello è il confronto. Lo disse settant’anni fa Guido Piovene. Lo affermo oggi con lucidità.

I migliori se ne vanno. I più anziani scompaiono. I più giovani guardano all’estero. Qualche giovane archeologo molisano e alcuni nuovi studiosi di qualità restano ai margini, lasciando spazio a mediocrità che rendono nostalgici i professori rigorosi di un tempo.

Nuovi storici di giovane età restano assenti all’orizzonte. Restano quelli isolati, sperando in un cambiamento radicale nella gestione della Biblioteca Albino e degli scavi archeologici dissennati, come a San Vincenzo al Volturno.

Nel Molise con chi puoi confrontarti? Le baronìe universitarie appaiono più piccole di un orto urbano. Le eccezioni si contano sulle dita.

Una voce che cerca di emergere è quella dei Quaderni Meridionali, dove compaiono contributi originali di Alfredo Incollingo, Ferdinando Dubla, Fernando Riccardi, Salvatore Lucchese, Davide Monaco, Stefania Pompeo, Rossana Villella, Innocenzo Bortone, Orazio Ruocco, Mario Ziccardi, Carmelo Iamaceltic Rizza, Valentino Romano, Paolo Scarabeo.

Per me sarà occasione di riprendere considerazioni su Carlomagno, Ambrogio Autperto e la falsa Donazione di Costantino, mostrando il ruolo del monastero di San Vincenzo al Volturno nella produzione e manipolazione della documentazione medievale.

Più o meno 1200 anni fa, Pipino il Breve, re dei Franchi, e Stefano, papa di Roma, predisposero un documento che attribuiva a papa Silvestro il primato sull’Impero Romano d’Occidente. Il documento fu considerato autentico fino al XV secolo, quando Nicola Cusano e Lorenzo Valla scoprirono il falso.

Molti studiosi hanno analizzato le conseguenze del falso, pochi hanno cercato di identificare l’autore materiale. L’ultimo studio di J. Fried lo colloca nel monastero di Corbie in Francia, con possibile firma di uno Pseudo-Isidoro.

Valente propone Ambrogio Autperto come possibile autore, suggerendo che tra il 774 e il 778 abbia predisposto un racconto in cui papa Silvestro riceve poteri spettanti all’imperatore, anticipando la storia della Donazione di Costantino.

Il Molise costituisce un laboratorio per misurare la responsabilità di ciascuno: parlare, pensare e confrontarsi sono gesti politici prima che intellettuali. Valente indica la strada e chi decide di seguirla percorre un cammino che richiede impegno, curiosità e coraggio. Comprendere il passato, riconoscere le dinamiche del potere e alimentare il dibattito costituiscono strumenti per liberarsi dal silenzio e dalla stagnazione.

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