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Samin Amin, Hosea Jaffe e il colonialismo interno: il Meridione post-unitario come laboratorio di subordinazione




di Mario Garofalo 

Il Meridione d’Italia, nel periodo immediatamente successivo all’Unità nazionale, costituisce un esempio emblematico di come la storia politica ed economica possa trasformare un territorio produttivo in una periferia interna, sottoposta a logiche di subordinazione sistemica. Osservare questa realtà attraverso le lenti di Hosea Jaffe e Samin Amin permette di comprendere le strutture profonde che hanno determinato il ruolo del Sud nel nuovo Stato italiano. La consueta lettura culturalista, che attribuisce il sottosviluppo a presunte caratteristiche antropologiche o morali dei meridionali, risulta fuorviante, poiché oscura i meccanismi concreti di dominio e sfruttamento che hanno prodotto e consolidato la perifericità del Mezzogiorno.

Samin Amin introduce il concetto di “scambio ineguale”, secondo cui le regioni periferiche cedono materie prime e lavoro a basso costo ai centri industriali, i quali accumulano ricchezza e potere, consolidando la propria posizione centrale nel sistema economico. Trasferendo questa categoria analitica al Meridione post-unitario, emerge un quadro chiaro e strutturale: le infrastrutture ferroviarie furono costruite con l’obiettivo principale di facilitare l’esportazione delle materie prime verso il Nord industrializzato. Le politiche fiscali imposte dal nuovo Stato, spesso gravose per la popolazione contadina, servivano a convogliare ricchezza verso i centri decisionali, mentre i latifondi e i mercati agricoli rimasero sotto il controllo di pochi grandi proprietari, spesso legati al potere centrale. L’insieme di queste politiche e infrastrutture configurò il Sud come regione funzionale all’accumulazione di capitale al Nord, limitando fortemente la possibilità di uno sviluppo locale autonomo e strutturato.

La prospettiva di Hosea Jaffe integra questa analisi attraverso il concetto di colonialismo interno. La repressione militare, la guerra al brigantaggio e la legislazione contro le comunità contadine non devono essere letti come episodi marginali o incidentali. Essi costituiscono strumenti funzionali a disciplinare la popolazione, a plasmare soggetti subordinati e a consolidare il controllo politico ed economico del centro sul territorio meridionale. In questo quadro, il Sud si configura come laboratorio di subordinazione interna, dove violenza, coercizione, regolamentazione sociale e controllo economico operano come strumenti sistemici al servizio della riproduzione del capitale e della stabilità dello Stato. La costruzione di questa subordinazione appare coerente con le logiche del capitalismo moderno, secondo cui il centro accumula ricchezza e potere a spese delle periferie, modellando mercati, popolazioni e istituzioni secondo esigenze funzionali alla propria egemonia.

Il sottosviluppo meridionale emerge quindi come prodotto storico e strutturale, risultato di rapporti di forza concreti, di scelte politiche deliberate e di dinamiche di centro-periferia replicabili su scala nazionale e internazionale. La condizione di subordinazione del Sud, lungi dall’essere conseguenza di ritardo culturale o di incapacità locale, sostiene la riproduzione del capitale e la stabilità della gerarchia economica e politica nazionale. Il Meridione appare così come periferia interna, la cui dipendenza economica, politica e sociale costituisce una componente essenziale dell’insieme del sistema capitalistico italiano.

Analizzare il Meridione da questa prospettiva permette di superare spiegazioni superficiali e moralistiche, consentendo di riconoscere le strutture profonde dello sfruttamento e del controllo. La subordinazione appare come effetto di politiche e pratiche deliberate, dove colonialismo interno, estrazione di ricchezza e disciplinamento sociale operano in maniera coordinata e sistemica. Comprendere questi meccanismi consente di leggere la questione meridionale come problema di rapporti di forza, di strutture storiche e di dinamiche economico-politiche, senza ricorrere a spiegazioni di natura culturale.

In questo senso, il Sud post-unitario diventa paradigma di una subordinazione funzionale al centro, un laboratorio sociale e politico dove si sperimentano e consolidano strumenti di dominio e controllo, replicabili in altre realtà periferiche. La sua condizione di periferia interna mostra come l’accumulazione capitalistica e la stabilità politica siano strettamente collegate alla capacità del centro di estrarre risorse, disciplinare la popolazione e organizzare il territorio secondo logiche di subordinazione sistematica.


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