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Liborio Romano e la “polizia camorrista”: quando il Risorgimento prese Napoli per mano della camorra



di Mario Garofalo

Napoli, 1860. La città è in subbuglio, il Regno delle Due Sicilie vacilla e Francesco II scappa come un ladro di fronte all'avanzata di Garibaldi. In questo vuoto di potere, emerge Liborio Romano, avvocato e politico salentino, pronto a giocare una partita sporca e sottile, quella della politica opportunista che oggi chiameremmo “trasformismo”.

Romano, già ministro dei Borbone, sa che senza un minimo controllo sociale, Napoli rischia il caos. Per mantenerla in riga, recluta i veri padroni della strada, i capi della camorra. Offre amnistia, stipendi e incarichi nella Guardia Nazionale, trasformando i criminali in polizia parallela, garante dell'ordine pubblico e, allo stesso tempo, del potere personale di Romano. Questa scelta appare come una specie di proto - “Trattativa Stato-Mafia” , ante litteram.

Il risultato? La camorra entra nelle istituzioni con piena legittimazione dallo Stato e dal nuovo ordine che si appresta a consolidarsi. Romano, da esperto trasformista, passa dai Borbone ai Savoia, dimostrando che la lealtà politica nel Sud segue interessi personali e logiche di potere piuttosto che ideali.

I Savoia guardano, approvano e sfruttano. Il Sud riveste un ruolo troppo importante per lasciarlo allo spontaneismo locale oa un ordine sociale ancora autonomo. La collaborazione tra Romano e la camorra diventa strumento politico: il nuovo Stato invade il Sud con le armi e con la manipolazione delle reti di potere esistenti, piegando il tessuto sociale alle esigenze della conquista.

Il paradosso storico è evidente: chi avrebbe dovuto proteggere i cittadini, cioè lo Stato, sceglie di allearsi con chi li sfrutta e li controlla da sempre. La storia di Liborio Romano rappresenta la cartina al tornasole di un metodo sabaudo che ha radici profonde e racconta come il Sud sia stato trattato come un territorio da sottomettere, gestire e controllare con ogni mezzo.

In questo quadro, parlare di “liberazione” appare paradossale. Napoli subisce una negoziazione, una mediazione, e alla fine viene consegnata ai nuovi padroni, armati di legalità apparente e complici dei vecchi poteri criminali. La camorra viene incorporata nelle istituzioni. Romano, da attore e regista insieme, resta il simbolo di quel Risorgimento che, al Sud, spesso più che patriottico si mostra opportunista, interessato e predatorio.


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