Passa ai contenuti principali

ANCORA MILANO-CORTINA: SE FOSSE SUCCESSO AL SUD…

di Natale Cuccurese

Ci avevano raccontato la favola delle Olimpiadi “a costo zero”. Le Olimpiadi dell’efficienza padana, della superiorità amministrativa, del Nord che corre mentre il resto del Paese arrancerebbe. Le Olimpiadi che i sacerdoti della Lega e i loro cacicchi in giacca verde vendevano come modello di virtù, esempio da esportare, manifesto vivente dell’Italia “che funziona”.

E invece, come troppo spesso accade quando la propaganda incontra la realtà, il giocattolo si è rotto. E il conto, naturalmente, lo pagano tutti gli italiani. Anche quelli che da Milano-Cortina non riceveranno nulla, se non l’ennesima lezione di ipocrisia nazionale.

Perché oggi quelle Olimpiadi sono diventate una gigantesca idrovora di denaro pubblico. Soldi che escono dalle casse dello Stato con una velocità impressionante, mentre chi per anni ha predicato l’Autonomia differenziata come dogma intoccabile continua tranquillamente a mettere le mani nella fiscalità generale.

Lombardia e Veneto, dipinte da decenni come “Regioni virtuose”, scoprono improvvisamente il piacere della solidarietà nazionale quando c’è da coprire buchi, ritardi, sprechi e debiti. L’autonomia vale per trattenere risorse; quando però bisogna salvare operazioni faraoniche finite male, allora il bancomat torna a essere Roma.

Intanto arrivano i primi conti veri. La Svizzera presenta all’Italia e alla Regione Lombardia una richiesta da 2,6 milioni di franchi svizzeri per i trasporti olimpici. Nel Bellunese, invece, i debiti per il servizio di bus navette garantito alla Fondazione Milano-Cortina non sono stati ancora saldati e così la Regione Veneto deve intervenire anticipando altri 9 milioni di euro.

E questo mentre il cosiddetto “dopo Giochi” si trasforma giorno dopo giorno in un campo minato: indagini giudiziarie a Belluno per la cabinovia incompiuta di Apollonio-Socrepes, istruttorie della Corte dei Conti in Lombardia sul Pala Santa Giulia, e soprattutto un macigno di oltre 300 milioni di euro di debiti annunciati.

Il risultato inevitabile di una megalomania senza misura, costruita più sull’ossessione dell’immagine che sull’interesse collettivo. Una politica piegata interamente “all’utile particulare”, come scriveva Guicciardini secoli fa, ma che qui assume i contorni di una vera e propria religione del privilegio territoriale.

E allora la domanda diventa inevitabile.

Che cosa sarebbe successo se tutto questo fosse accaduto al Sud?

Se una Regione meridionale avesse accumulato centinaia di milioni di debiti per un grande evento internazionale, quanti minuti sarebbero passati prima dell’apertura straordinaria dei telegiornali? Quanti editoriali indignati avremmo letto sul “malcostume meridionale”? Quante trasmissioni avrebbero rispolverato il repertorio tossico dell’assistenzialismo, dell’incapacità, dell’inefficienza congenita?

Li conosciamo a memoria quei titoli. Li subiamo da decenni.

Ma stavolta accade a Cortina, accade nella patria dell’Italia “virtuosa”, e allora cala il silenzio. Un silenzio quasi religioso. Nessuna gogna nazionale. Nessuna campagna moralizzatrice. Nessun processo mediatico.

Perché in questo Paese non tutti gli sprechi sono uguali. Non tutti i debiti fanno scandalo. E soprattutto non tutti i territori vengono giudicati con lo stesso metro.

Il Sud continua a pagare. Paga economicamente, paga mediaticamente, paga culturalmente. E paga persino per mantenere in piedi il mito di un Nord infallibile che i fatti, ormai da tempo, stanno demolendo pezzo dopo pezzo.

E noi paghiamo, ancora.

E ancora.

E ancora.


#eiopago #votateliancora

Commenti

Post popolari in questo blog

Niscemi come simbolo del Sud dimenticato: PNRR inesistente, dissesto idrogeologico e razzismo di Stato

Di Natale Cucccursse  Presidente del Partito del Sud  Niscemi, come in una tempesta perfetta, si sono sommati più fattori, paradigmatici della situazione orwelliana che stiamo vivendo in Italia, alla base della tragedia in corso.  Il primo fattore, come sto scrivendo ormai da anni a proposito della “truffa del PNRR”, è che in Italia, dal 2001 al 2021, i dipendenti comunali grazie alla spending review sono diminuiti da 450.000 a 320.000, un calo avvenuto, grazie alla propaganda leghista, in larga parte nel Mezzogiorno dove i comuni non hanno più personale per servizi essenziali e mancano i tecnici per il PNRR.  Quindi in molti Comuni, puoi stanziare o proporre bandi di milioni o anche di miliardi di euro come si favoleggia in queste ore, ma se non si hanno i tecnici per seguire l'iter dei bandi i soldi restano solo sulla carta. La situazione è stata parzialmente corretta per i piccoli comuni rivolgendosi a professionisti esterni (tecnici privati), ma non basta. Infatt...

Molise, tragedia annunciata di un Paese che abbandona il territorio

di Mario Garofalo Ancora una volta il Sud viene travolto dall'acqua, dal fango, dalla paura. Ancora una volta si parla di emergenza, di evento eccezionale, di fatalità. Chi vive e conosce questi territori sa bene che nulla è imprevedibile in ciò che sta accadendo in Molise. Le immagini che arrivano da questi giorni sono soltanto il racconto di una calamità naturale: sono la fotografia di un Paese che ha scelto di abbandonare intere aree alla marginalità, di considerare il territorio un costo anziché una ricchezza da proteggere. Il dissesto idrogeologico nasce da decenni di incuria, di tagli, di privatizzazioni, di politiche miopi. La crisi climatica, che qualcuno continua a negare oa ridimensionare, rende questi eventi sempre più frequenti e violenti. Il punto resta un altro: perché ogni volta arriviamo impreparati? Perché si interviene solo dopo, contando i danni e promettendo risorse che spesso arrivano oppure giungono troppo tardi? Il Mezzogiorno, e il Molise in particolare, pag...

Il sogno ha un indirizzo: Fabrizio Scrivano e la geografia del possibile

Di Mario Garofalo  Il sogno, in Italia, ha una geografia precisa. Cambia forma a seconda di dove nasci. Al Sud costa di più. La storia di Fabrizio Scrivano serve a questo: togliere retorica e lasciare i fatti. Calabria, tredici anni, una chitarra, lezioni private con Bruno Marrazzo. Studio, disciplina, passione. Tutto quello che serve, sulla carta. Poi arriva la realtà. Suonare presto, suonare tanto, suonare ovunque. Gruppi locali, si dimostrano infiniti, piccoli palchi. La givetta esiste davvero. Al Sud dura di più. Spesso porta lontano meno. Il punto arriva sempre lì: il contesto. Il talento nasce ovunque. Le occasioni si concentrano altrove. Senza reti, senza struttura, senza industria, ogni passo richiede uno sforzo doppio. Restaurare significa adattarsi. Partire significa ricominciare. Fabrizioparte. Roma diventa passaggio necessario. Nuovi musicisti, nuove band, nuove possibilità. Il talento trova finalmente un ecosistema. Nel 2002 entra nei circuiti delle cover band e dei tr...